venerdì 5 ottobre 2007

Musei a Genova..


Genova negli ultimi 15 anni, diciamo a partire dalle colombiane del '92, ha provato a ridisegnare la sua immagine e ad accreditarsi come città turistica al pari delle altre principali città italiane. Essendo stata città ricca è fiorente, patria di condottieri e banchieri Genova è ricca di monumenti, palazzi (i rolli sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità) e testimonianze storiche e può a buon titolo ambire ad un ruolo di interesse e rilevanza turistica.
Lo scorso sabato, in concomitanza con la giornata del FAI ho deciso di andare a visitare palazzo Reale. Qui le prime sorprese: la visita al palazzo non è gratuita ed è possibile solo nella modalità "gruppo accompagnato da guida" per cui bisogna attendere un'ora e sperare che qualcuno dei prenotati non si presenti. La visita agli appartamente del duca degli abruzzi è si gratuita ma esaurita in prenotazione da almeno 10 giorni. Peccato che nessuno abbia pubblicizzato ne il fatto della visita accompagnata ad orario fisso ne la necessità di prenotazione per cui decine di persone arrivano, imprecano e se ne vanno nei pochi minuti in cui mi trattengo li. Ne oltretutto tali informazioni sono presente su un cartello o simile, per saperlo bisogna entrare in una stanza con porta a vetro chiusa, chiedere all'addetta e sopportare lo scazzo con cui ti risponde.
A questo punto ripiego sui musei di strada nuova (Rosso, Bianco, Tursi) che si propongono in bundle alla modica cifra di 5 euro. Premetto che le tre raccolte sono molto belle e valgono realmente la pena di essere visitate. Ciò che mi ha lasciato di sasso è l'assoluta disorganizzazione.
Decido di cominciare da Tursi poichè dei 3 è l'unico che non ho mai visto. I cartelli relativi alle esposizioni sono miseri e sperduti nella selva dei cartelli dei vari uffici (è la sede del sindaco tra le altre cose) e della sala matrimoniale. Anche qui bisogna chiedere (ad una vigilessa) per sapere da che parte andare. Arrivati all'ingresso delle sale museali l'addetta informa che "Tursi si deve visitare per ultimo dopo aver ricevuto i timbri di rosso e bianco".
E sia allora comincio dal rosso e me li faccio in infilata.
Come detto prima i contenuti sono favolosi, quello che mi ha deluso è la mancanza di cartellonistica comune, di indicazioni chiare sul percorso da seguire e sulle opere esposte e l'eccessiva presenza di addetti stralunati la cui unica occupazione è dire "si prosegue di qui" e fare parole incrociate.
Non ci siamo, non si può essere ancora così provinciali nell'interfaccia dei musei. Ma chi si occupa della comunicazione?

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