lunedì 29 ottobre 2007

Ratatouille


Sono andato a vadere Ratatouille, la nuova scintillante fatica Disney Pixar, con grandi aspettative, figlie del mio gradimento nei confronti delle precedenti prove Cars e gli Incredibili.
Il giudizio su questo lavoro può essere scisso in due parti plot e design.

- Plot:
La storia è davvero troppo assurda stavolta. Ok le macchine parlanti, ok i supereroi ma un topo cuoco che pilota un assistente di cucina semplicemente tirandogli dei ciuffi di capelli è sinceramente troppo pure per me. Per il resto il film scorre leggero senza ingenerare ne troppa suspence ne particolari momenti di ilarità generale. Gli spunti ci sarebbero ma gli sceneggiatori mi sono parsi un po' troppo attenti a non perdere la rotta di una storia di per se piuttosto incerta.
Oh, mi si intenda è godibilissimo ma si poteva fare di più.

- Design:
Ecco il vero motivo per andare a vedere questo film! Tecnicamente le animazioni sono da paura, gli scenari coloratissimi e curatissimi sono più belli del reale e la caratterizzazione dei personaggi è da urlo. Vedere muovere il critico culinario Ego all'interno della sua stanza studio a forma di bara vale il prezzo del biglietto.
Ecco sinceramente sono più divertenti i personaggi ed il loro modo di muoversi, atteggiarsi e le loro espressioni delle situazioni proposte dalla trama.
Se non ci scappa l'oscar è una indecenza stile e tecnica ci sono tutti.

Carino e divertente il corto introduttivo con due alieni alle prese con una lezione di guida del raggio traente.

martedì 23 ottobre 2007

dieci piccoli negretti (A.Christie)


Immagino vi starete chiedendo "che so' sti negretti?, non erano indiani??". Ebbene no. Il racconto si intitola, in modo molto poco politicamente correto, ten little niggers.
Questo libro è uno dei grandi classici del giallo e mostra come per scrivere una storia avvincente non siano necessari effetti speciali esagerati, spiritualismi o voodoo scientifici e neanche tonnellate di inseguimenti mozzafiatanti quando si dispone di una buona idea e la si sa sviluppare.
Dieci persone di diversa estrazione sociale vengono convocate con l'inganno su un'isola disabitata dove sorge una villa. I personaggi cominciano a morire uno dopo l'altro seguendo tragicamente le strofe di una filastrocca per bambini che racconta della morte di 10 negretti e dopo poco si fa strada in loro la consapevolezza che l'assassino si nasconde tra i superstiti.
Mano a mano che prosegue la decimazione ci si trova a sospettare ora di uno ora dell'altro, proprio come i protagonisti della storia.
Il finale poi è in sè semplice e geniale ed una volta giunti in fondo non si potrà non ripensare che effettivamente gli elementi per capirlo c'erano tutti (non si tratta dunque di uno di quei racconti fregatura dove alla fine l'autore cambia le carte in tavola e stravolge tutto).
Assolutamente da leggere tutto di un fiato!

a volte ritornano..


Che soddisfazione! Chi non ha mai praticato uno sport a livello agonistico non può capire cosa ho provato lo scorso sabato riuscendo a giocare dopo quasi due anni una partita di calcio in campionato.
Dopo l'operazione al crociato, i mesi di convalescenza e rieducazione e soprattutto dopo lo spavento di 20 giorni fa quando il ginocchio ha fatto stock! ma non si è rotto ho provato una forte emozione mentre scendevo in campo per fare quello che forse più mi piace: correre dietro ad un pallone.
Come sia poi andata la partita (1-1) e quale sia stato il mio rendimento (buono;)) è di poca importanza per una volta.

venerdì 19 ottobre 2007

le nozze di figaro (P.A. Beaumarchais)


Cosa c'è di meglio da vedere a teatro di una bella commedia in costume? Quando poi gli attori sono bravi e carismatici come Solenghi il godimento è ancora maggiore.
La scenografia presentata è un barocco minimale in cui lo spazio scenico è riempito con pochi oggetti (una poltrona, una vasca poi un letto) e ampio spazio è lasciato all'immagine dei personaggi. Questi sfoggiano abiti sontuosi ed ancora più sontuose parrucche, fra esse indimenticabile quella di Marcellina solcata da un vascello.
La storia è semplice e giocosa, Figaro sta per sposare la sua Susanna ma il conte che si è invaghito della giovine vuole impedire le nozze e cogliere per primo il frutto. Da queste premesse si dipana una trama piena di scherzi ed inganni e ricca di colpi di scena.
La recitazione è ottimale, giustamente forzata per dare un tocco di maggiore comicità ai personaggi ma senza arrivare ad eccessi grotteschi e caricaturali. Ottimo espediente quello di rendere in dialetto napoletano e siciliano il giardiniere ed il giudice.

martedì 16 ottobre 2007

i racconti di Canterbury (G.Chaucher)


Spinto da curiosità mi sono avvicinato, non senza un certo timore reverenziale a questo classico della letteratura inglese, paragonabile al Decamerone di Boccaccio.
Una trentina di pellegrini, tra cui anche lo scrittore che quindi è personaggio (corale e non protagonista) come Dante lo è nella Comedia, si radunano in una locanda prima di partire per andare a visitare le spoglie di S.Tommaso Moro conservate a Canterbury. L'oste della locanda si unisce ai viaggiatori e propone un gioco, tutti devono raccontato due racconti all'andata e due al ritorno, chi alla fine del viaggio avrà raccontato il miglior racconto avrà in premio una cena.
Il libro purtroppo è ampiamente incompleto e sono presenti solo una ventina di racconti sparsi in dieci frammenti. Le storie narrate sono di vario genere: episodi mitologi, ribalderie, racconti morali, noveri di vizi e virtù, lamentazioni e a guardare oltre la loro trama emerge l'ordito costituito dal mondo tardo medioevale che lentamente si affranca dal feudalesimo (ed i suoi tre stati, clero, plebe e nobiltà) con l'emergere della nuova classe sociale della borghesia.
La prosa di Chaucher è intessuta di ironia ed abbandona spesso l'iconografia medievale dove l'abito fa sempre il monaco, facendosi precursore di un gusto già più moderno.
La cosa che mi ha maggiormente colpito è la continua ricerca da parte di tutti i narratori di provare la veridicità dei propri ragionamenti sostenendoli con autorevoli citazioni di autori latini, greci e cristiani. A quei tempi la rivoluzione scientifica, che ha cambiato la storia del pensiero moderno, era ancora lontana dal manifestarsi ed il criterio per validare una opinione era ancora l'ipse dixit.
In definitiva l'opera è godibile seppure molto lontana come riferimenti culturali, fanno eccezione il racconto di Melibeo e la dissertazione finale sui peccati che risultano essere due tediosi trattati morali.

venerdì 5 ottobre 2007

adversum cicloamatores


Tra tutte le categorie di maleducati ed inappropriati urbani ce ne è una che mi sta particolarmente sulle palline, i ciclisti.
Personalmente adoro il ciclismo e se posso non mi perdo certo l'izoard, il tappone pirenaico, gli ultimi 20km della milano san remo o il mondiale. Ma i ciclisti in mezzo al traffico non li reggo proprio.
A parte che per andare in giro in bicicletta a Genova devi essere tra lo stronzo ed il masochista, gli allegri cicloamatori si aggirano per le strade (non per le piste ciclabili che non ne abbiamo proprio) in barba a tutti i principi del codice della strada: -senza casco, -senza luci, -senza frecce, -passando col rosso che staccare lo scarpino dal pedale è reato, - passando ora sulla strada ora sui marciapiedi ora sulle striscie e combinandone di ogni colore.
Quanto vorrei che ogni tanto un solerte vigile fermasse uno di questi 4-5 idioti e lo multasse severamente. Mi da troppo fastidio vederli sfrecciare in barba ad ogni legge urbana mentre magari io vengo multato per aver parcheggiato 50 cm fuori dall'area permessa.

Musei a Genova..


Genova negli ultimi 15 anni, diciamo a partire dalle colombiane del '92, ha provato a ridisegnare la sua immagine e ad accreditarsi come città turistica al pari delle altre principali città italiane. Essendo stata città ricca è fiorente, patria di condottieri e banchieri Genova è ricca di monumenti, palazzi (i rolli sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità) e testimonianze storiche e può a buon titolo ambire ad un ruolo di interesse e rilevanza turistica.
Lo scorso sabato, in concomitanza con la giornata del FAI ho deciso di andare a visitare palazzo Reale. Qui le prime sorprese: la visita al palazzo non è gratuita ed è possibile solo nella modalità "gruppo accompagnato da guida" per cui bisogna attendere un'ora e sperare che qualcuno dei prenotati non si presenti. La visita agli appartamente del duca degli abruzzi è si gratuita ma esaurita in prenotazione da almeno 10 giorni. Peccato che nessuno abbia pubblicizzato ne il fatto della visita accompagnata ad orario fisso ne la necessità di prenotazione per cui decine di persone arrivano, imprecano e se ne vanno nei pochi minuti in cui mi trattengo li. Ne oltretutto tali informazioni sono presente su un cartello o simile, per saperlo bisogna entrare in una stanza con porta a vetro chiusa, chiedere all'addetta e sopportare lo scazzo con cui ti risponde.
A questo punto ripiego sui musei di strada nuova (Rosso, Bianco, Tursi) che si propongono in bundle alla modica cifra di 5 euro. Premetto che le tre raccolte sono molto belle e valgono realmente la pena di essere visitate. Ciò che mi ha lasciato di sasso è l'assoluta disorganizzazione.
Decido di cominciare da Tursi poichè dei 3 è l'unico che non ho mai visto. I cartelli relativi alle esposizioni sono miseri e sperduti nella selva dei cartelli dei vari uffici (è la sede del sindaco tra le altre cose) e della sala matrimoniale. Anche qui bisogna chiedere (ad una vigilessa) per sapere da che parte andare. Arrivati all'ingresso delle sale museali l'addetta informa che "Tursi si deve visitare per ultimo dopo aver ricevuto i timbri di rosso e bianco".
E sia allora comincio dal rosso e me li faccio in infilata.
Come detto prima i contenuti sono favolosi, quello che mi ha deluso è la mancanza di cartellonistica comune, di indicazioni chiare sul percorso da seguire e sulle opere esposte e l'eccessiva presenza di addetti stralunati la cui unica occupazione è dire "si prosegue di qui" e fare parole incrociate.
Non ci siamo, non si può essere ancora così provinciali nell'interfaccia dei musei. Ma chi si occupa della comunicazione?