venerdì 30 novembre 2007

Elettra (Sofocle)


C'è qualcosa nel teatro tragico greco che mi colpisce sempre con vigore, questo qualcosa è il senso liturgico della rappresentazione teatrale. I personaggi più che persone reali sono modelli che appartengono al mondo dei principi primi.
Elettra di Sofocle non fa eccezione, la vera protagonista della vicenda è non già la devota figlia di Agamennone quanto l'inesorabile etica della giustizia che si manifesta nella vendetta del giovane Oreste ai danni della madre Clitennestra e del suo amante Egisto.

Veniamo alla rappresentazione a cui ho assistito ieri sera, che potrei riassumere in due parole: classica e metaforica.
La scenografia era costituita da un sovrappalco, leggermente degradante, di forma triangolare e rappresentante un terreno brullo. Dai tre lati sporgevano tre piccole pedane triangolari (il tutto costituiva quindi un disegno a stella di davide). L'azione si svolgeva principalmente sul terreno, le pedane erano prevalentemente usate per i monologhi e talune volte i personaggi minori si aggiravano al di fuori della struttura. Al centro del triangolo un buco nel terreno rappresentava l'ingresso della reggia degli Atridi, rappresentazione metaforica della caduta e dell'infamia. A sostegno di tale metafora tutti gli atti anti-etici della rappresentazione (l'uccisione dei due amanti, le vessazioni verso Elettra, le genuflessioni di Crisotemi verso il potere) avvengono nel buio della buca.
I vestiti di scena sono apparsi ottimi e ben contrastavano sullo sfondo nero (ottimo nel dare epicità).
Buona in generale la prova degli attori, forse un po' troppo teatrali (ma in questo tipo di teatro sarebbe un errore non esserlo) nella modulazione di taluni passaggi.

Nota a margine la serata si è conclusa con mezz'ora abbondante di attesa nel silos parcheggi a causa di un malfunzionamento. Non ho potuto fare a meno di notare come quelle simpatiche vecchine che affollano i teatri si trasformino in arpie disposte a non cedere neanche un millimetro di spazio pur di uscire un minuto prima da una coda.

giovedì 29 novembre 2007

che freddo..


Lunedì mattina l'impianto di riscaldamento del mio ufficio ha deciso che era troppo freddo per continuare a funzionare. Scartate successivamente l'ipotesi sciopero per protesta, stufetta elettrica (troppo poco wattaggio) ed accensione di un bidone di rifiuti non è rimasto che provvedere a vestirsi come inuit a caccia di orsi polari.
La temperatura infatti si mantiene tra i 13 ed i 15 gradi causando oltre all'indolenzimento delle estremità anche un perenne cerchio alla testa.
Potete ammirare qua sopra una delle mie improbabili mise di questi giorni. Vi prego di apprezzare i mezzi guanti da programmatore.

lunedì 26 novembre 2007

lo spaccacuori..


Dopo qualche tempo torno al cinema per gustare una commedia con Ben Stiller, auttore mai abbastanza ringraziato per performance offerte in film quali Zoolander e Dodgeball.
Questo spaccacuori è un film divertente ma a mio avviso strizza un po' troppo l'occhio alla volgarata, un po' troppo vanzinesco ed un po' meno non-sense rispetto a quanto era lecito aspettarsi.
Alla fine dei conti la visione è gradevole, se si accettano alcuni comportamenti poco credibili del protagonista un po' troppo piacione rispetto a quello che uno sposino dovrebbe essere, e anche se il film non sarà una pietra miliare nella storia del cinema qualche risata la strappa.

giovedì 22 novembre 2007

funes..


In questi ultimi mesi di forzato distacco casalingo dalla rete (che posso accedere solo dall'ufficio) mi è capitato di riflettere su quanto sia radicato in me l'approccio: "ho un dubbio? vado un attimo su google a dare un'occhiata".
Oltre a ciò mi sto accorgendo che il supporto del web in ambito lavorativo è diventato altrettanto indispensabile. I doc delle API di un ambiente di sviluppo, come fare a importare un documento di un tipo su un applicativo di altro tipo, come configurare la propria macchina, sono ormai molte le operazioni che compio al lavoro cooperando con i contenuti presenti sul web o con altri strumenti come forum, ng o blog.
Mi sono però accorto che questo supporto informativo sempre disponibile si è tradotto in una minore memorizzazione dei concetti da parte mia. Perchè devo sforzarmi di imparare una procedura o un funzionamento quando posso velocemente ottenere dal web queste informazioni.
Certo per uno come me che fino ad una certa età ha introitato e catalogato tonnellate di input questo approccio risulta assai fruttuoso giacchè non ho più bisogno di formarmi una intelligenza smadonna dietro a ragionamenti complessi ed trapiandanto tali pattern di ragionamento nel mio cervello.
Ma cosa succederà ai più giovani? Quelli che da sempre hanno avuto al loro fianco il web come fonte inesauribile di informazioni che non è + necessario sapere ma che basta richiamare?
E soprattutto quando la pervasività dell'hardware e la banda larga wireless saranno realtà e saremo sempre cablati e sempre online che ne sarà della nostra memoria e della nostra capacità di ragionamento?
Finiremo tutti per omologarci alla media della rete perdendo progressivamente la capacità di critica di quanto ci verrà offerto come contenuto o invece ne trarremo profitto rompendo tutte le barriere che si presentano davanti ai nostri pensieri?

mercoledì 21 novembre 2007

11 settembre 1983


Ieri sera guardando l'intervista di mister Gasperini mi è venuta la curiosità di vedere quale fosse la data della mia prima apparizione al Ferraris per guardare una partita del Grifone.
Ricordavo la partita, Genoa-Udinese, ed il risultato un tondo 0-5 ma non ricordavo l'anno. Bene era il 1983 e non avevo dunque ancora 6 anni.

Riporto il tabellino:

11 Settembre 1983 Genova - Luigi Ferraris
GENOA - UDINESE 0 - 5 (0 - 2)
Reti: 37' Mauro, 42' Zico, 61' e 72' Virdis, 89' Zico
GENOA: Martina, Romano (69' Fiorini), Testoni, Corti, Gentile, Canuti, Bergamaschi, Peters (69' Viola), Antonelli, Faccenda, Briaschi. Allenatore: Simoni.
UDINESE: Brini, Galparoli, Tesser, Gerolin, Miano (77' De Agostini) Edinho, Mauro, Marchetti (71' Cattaneo) Causio, Zico, Virdis. Allenatore: Ferrari.
Arbitro: Pairetto di Torino. Spettatori: 35.218

Che dire un inizio che già presagiva le glorie future!

martedì 20 novembre 2007

la gaia fantascienza


Ieri sera un mio amico ha visto tra le mie mani un libro di Jack Vance e così abbiamo cominciato a discutere un po' sulla fantascienza. La sua impressione da profano (ma dotato comunque di buoni riferimenti socio-culturali) è che la fantascienza sia solo un genere di letteratura avventurosa e quindi si esaurisca nel filone degli star-trek o degli star wars.
Ho cercato con buoni argomenti di controbattere questa impressione spiegando a lui che innanzi tutto la fantascienza più che un genere è un contenitore di generi diversi che hanno tutti in comune il fatto di raccontare eventi localizzati in un universo differente da quello reale ma comunque più o meno plausibile.
Poi all'interno di questo spazio ci sono libri che si occupano di avventura ed altri che invece usano la fantascienza per creare il contesto per analisi psicologiche, sociologiche o politiche. Altri invece si preoccupano di dare libero sfogo alla creatività pura e semplice.

Ragazzi la fantascienza è un genere che merita più che una svogliata occhiata, certo occorre documentarsi e sapere cosa cercare. Pagine come quelle di Vonnegut o di Keyes o di Bradbury (citando qualcosa nel mucchio) meritano di essere lette da tutti.

lunedì 19 novembre 2007

villa pallavicini..


Ieri pomeriggio, in mancanza della droga calcistica, mi sono recato a Pegli (quartiere ponentino di Genova per i non zeneizi) a visitare il rinomato parco di villa Pallavicini. Mi ricordavo infatti di esserci stato una o due volte da bambino e l'idea di passare un paio d'ore all'aperto non mi dispiaceva affatto.
Il viaggio in treno è stato azzeccatissimo poichè l'ingresso alla vila ed al suo parco è adiacente alla stazione di Pegli. Questo al netto delle pessime condizioni dei treni FS e della scellerata scelta di avere pochi treni a percorrenza metropolitana durante i festivi.
Appena entrati nella biglietteria/segreteria si cade vittime dell'approssimazione tipica dell'amministrazione dei beni pubblici genovesi. Nessuna persona in divisa, solo un tavolaccio con un computer, una stampantina e due giovani (forse dei volontari) che a mala pena sanno stampare i biglietti. Nessuna informazione fornita se non il costo dell'ingresso (3€) , nessun tentativo di interessarmi a visitare altre cose correlate al parco (ad esempio il museo di archeologia ligure).

Una volta dentro si comincia la scalata verso i giardini (ma si sa a Genova le pianure sono bandite) e non si può non notare come la cartellonistica sia scadente, approssimativa ed assolutamente monolingue e come molte cose giacciano abortite e semi-abbandonate (tipo una fantomatica terrazza adibita a picnic.
I giardini sono bellissimi, anche se in questa stagione sono per lo più sfioriti (e a tratti sembra di girare per il cimitero di staglieno) e le architetture ornamentali sono in condizioni mediamente discrete. Ciò che però risulta inaccettabile è l'idea di abbandono che gran parte del parco trasmette. Certo ci sta che in questa stagione alcune cose non siano attive (i ruscelli sono tutti in secca) ma sconcerta trovare molte situazioni a metà strada tra il dimenticato e lo smobilitato.
Fa eccezione il solo laghetto neoclassico dove numerosi uccelli (cigni, papere, oche ecc + un pavone) si mostrano con una certa civetteria mentre nuotano e svolazzano sullo sfondo di una scenografia di sogno.

Alla fine uscendo mi sono sentito un po' malinconico per come anche questa attrazione sia gestita in modo poco professionale ed attento.

venerdì 16 novembre 2007

la famiglia dell'antiquario (C.Goldoni)

Quando si rappresenta una commedia di Goldoni si corre sempre il rischio di caricaturare troppo o di rimanere ostaggio di atmosfere poco attuali. Non è il caso di questa commedia ben recitata e ottimamente diretta.
La rappresentazione viaggia a ritmo sostenuto e non viene interrotta da pause. I cambi di scena durano pochi secondi e sono accompagnati da brevi stacchi musicali.
La scenografia è costituita da un ampio pannello dipinto rappresentante l'interno di una stanza di una casa nobiliare. Buona parte di questo pannello è incernierata al centro e ruota su se stesso ad ogni cambio di scena permettendo agli attori di spostare dentro e fuori la scena i complementi d'arredo.
Caratteristica divertente è il fatto che ad ogni cambio di scena i vestiti e le sedie si attualizzano progressivamente e dal '700 si arriva fino agli anni 60-70 del secolo scorso. Si tratta certo di un tentativo di mostrare come la tematica trattata da goldoni sia attualizzabile. Invero non è propriamente così e pensare di ambientare ai giorni nostri una storia dove due donne pretendono rispetto per delle banali offese e si fanno consolare da cicisbei è difficile.
La commedia è comunque molto divertente, merito sia della bravura degli attori che del testo e la regia riesce a far risultare i fatti ed i personaggi in modo buffo senza scadere nel grottesco. Il solo arlecchino risulta un po' fuori dal coro da questo punto di vista.

giovedì 15 novembre 2007

l'8x1000 ai valdesi

video

Ultimamente mi sono accorto che il taglio del Blog si è fatto un po' serioso e non vorrei trasparisse l'idea che io sia una persona intellettuale o peggio ancora seria. A tale ragione ho voluto riportare questo discorso alla nazione del Koba, tenutosi in occasione del suo compleanno durante la trasferta a milano per Genoa-Inter.
I contenuti sono velatamente anticlericali per cui se ne sconsiglia la visione a chi potrebbe risultare sensibile su tali tematiche. Chiaramente l'alcool trangugiato con avidità dall'intervistatore (io) e dall'intervistato (Koba) ha reso il dialogo raffinato e pungente al punto giusto.

lunedì 12 novembre 2007

bahamut (A.Rezza, F.Mastrella)


Ecco quando l'astratto si fa comunicazione, interesse e divertimento.
Mi sono giusto lamentato alcuni post fa dell'incapacità comunicativa di una certa arte contemporanea che più che essere astratta mi è parsa avulsa e lo spettacolo del buon Rezza viene a darmi manforte dimostrando che anche nella ricerca, nella sperimentazione e nell'astratto si può comunicare con la persona comune.
La scenografia dell'artista Mastrella è alquanto spartana e lineare: un cubo di tubi visto in prospettiva centrale con la faccia lontana più piccola e sollevata da terra a mo di finestrella ed un'asse di legno che congiunge la faccia lontana a quella vicina a guisa di scivolo. Appese all'intelaiatura alcune velature di tessuto che diventano parti animate quando il Rezza vi infila testa o altro.
Lo spettacolo, in atto unico, è costituito da un susseguirsi di scene a volte concatenate a volte no e non vi è una trama comune e solo alcuni elementi passano da una scena all'altra. Tutto è centrato sull'attore Rezza e sulle sue due micidiali armi comunicative il corpo e la voce.
Nel giro di pochi minuti sul volto dell'attore passano decine di personaggi mentre il corpo corre, salta, scivola, sbatte e spunta da tutte le parti.
I testi sono divertenti, evocativi e resi potenti da un lessico ed una dizione popolarissimi e spaziano dall'assurda ricerca di dio a Kranska Gora alla lotta sindacale in un negozio di sartoria.
Lo spettacolo poi finge di concludersi improvvisamente. Invece prosegue dopo gli applausi con Rezza che chiede al pubblico di fare domande sullo spettacolo e cerca di provocarlo con risposte sprezzanti e fingendo + volte di andarsene per poi riprendere il discorso.

Davvero una serata divertente, un divertimento puro perchè legato non solo al contenuto ma anche alla forma.

Qui il link al sito dei due artisti.



mercoledì 7 novembre 2007

i figli di Hurin (J.J.R.Tolkien)


Quando il mio buon Koba mi ha passato il libro ero un pelo diffidente, avevo già letto due versioni della storia di Turin, quella breve presente nel Silmarillion e quella leggermente più estesa compresa nei Racconti Perduti ed in entrambi i casi, sperduta nello splendore di altre gemme non mi aveva troppo impressionato.
Questa volta invece, proposta come romanzo, l'avventuta sfortunata di Turin figlio di Hurin conquista la sua giusta dimensione. La narrazione possiede l'incedere epico dei racconti mitologici (ed in questo perfettamente si innesta nel progetto Tolkeniano) i personaggi sono degli assoluti ed i fatti tragici ed ineluttabili. Si perchè questa storia è una tragedia nel vero senso della parola, e ricorda in toto l'impianto classico della tragedia greca (incluso l'influsso nefasto delle divinità sfidate).
A ciò si aggiunge il fascino dell'universo della terra di mezzo (allora detta Beleriand e molto diversa anche geograficamente) e dei suoi popoli umani, elfi e orchi.
Ogni capitolo della storia contiene un episodio completo, non ci sono particolari trame collaterali, l'azione è sempre sul protagonista Turin che sfugge la maledizione che Morgoth l'avversario ha fatto sui Hurin e la sua progenie.
Un'altra caratteristica di questo racconto è nell'enfasi che l'autore da al nome dei posti e dei personaggi, il protagonista ad esempio ogni volta che si trova in una nuova situazione assume un nome diverso per sfuggire la maledizione fino a divenire Turambar (padrone del destino).

Davvero un libro fantastico, adatto a tutti i lettori di fantasy ma da leggere senza l'idea di aspettarsi un altro signore degli anelli ne l'ansia di confrontarsi con un testo criptico come il Silmarillion

lunedì 5 novembre 2007

venezia..


Eccomi di ritorno da questo week-end veneziano. Strano a dirsi ma sono stato realmente fortunato: -bel tempo -alloggio ottimo e logisticamente perfetto -cibo ottimo -città bellissima.
Le uniche lamentele le posso rivolgere all'umidità della laguna che mi causava un costante dolore al ginocchio operato, ma si tratta proprio di cercare il pelo nell'uovo.
Cliccando quì potete dare un'occhiata ad una selezione delle foto sul mio account flicker.

biennale (per fortuna non c'è tutti gli anni)..


Quando durante il mio week-end veneziano ho saputo che in questo periodo si teneva la mostra biennale di arte contemporanea mi si sono illuminati gli occhi. "Cavoli" ho pensato, finalmente la possibilità di confrontarsi con qualcosa di realmente stimolante ed intellettuale.
Dunque mi sono riservato mezza giornata per visitare i giardini dove si trovano i padiglioni della biennale.

Cosa posso dire se non "bleah", sono rimasto realmente deluso. Ok è vero che l'arte contemporanea parla spesso un linguaggio non comprensibile facilmente ma è pur vero che dovrebbe poter comunicare con tutti almeno tramite l'emozione. Ed invece trascinandomi di padiglione in padiglione ho provato solo un senso di inutilità, di mancanza di modernità e di inadeguatezza del canale artistico a descrivere la realtà contemporanea.
Quante ridicole installazioni basate su tristi filmini looppati, quante croste prive di anima.

Dopo circa mezz'ora, affranto dalla delusione ho deciso che era molto più interessante osservare gli osservatori che l'osservato. Beh l'umanità che bazzica la biennale è molto stimolante e può essere divisa in quattro gruppi
  1. gli esperti: sono pochi ma riconoscibili dai pantaloni a quadri, dalle bretelle e dagli altri accessori che li rendono tutti piccoli Philippe Daverio. La cosa migliore è seguirli e facendo finta di niente origliare.
  2. gli entusiasti: sono quelli che se la biennale la fanno ogni due anni ed è così famosa allora la roba che c'è dentro deve essere fantastica. Si lanciano da un padiglione all'altro scambiandosi espressioni di stupore o si accalcano di fronte a tediosissime proiezioni di muri da cui escono muovendo la testa in segno di apprezzamento (ma intanto pensando ai 15 euro spesi)
  3. i divertiti: sono quelli che si aggirano ridacchiando e studiando con occhio critico tutto quello che vedono. Interagiscono a modo loro con gli spazi espositivi, si fanno fotografare accanto alle opere con totale mancanza di rispetto e si danno da fare per raccattare il massimo possibile di cartame esplicativo. Gente da villaggio turistico insomma.
  4. i noiati: quelli che sono li solo per fare piacere al moroso/a o perchè era compreso nel viaggio organizzato. Solitamente si danno appuntamento nei baretti e lì parlano del tempo (quello che stanno perdendo li) .

finalmente nel tempio del calcio in italia..


Dopo 12 anni di esilio il Genoa è tornato a S.Siro a giocare una partita ufficiale di campionato contro l'inter. Per una intera generazione (noi fra essi) è stata la prima volta.
E' stato strano ed emozionante entrare in quello stadio che da lontano, tutto illuminato, sembra una cattedrale di un culto alieno (cosa che in realtà è se si considera il calcio una fede).
Il nostro cuore è corso a questi 12 anni di purgatorio, a Genoa-Cosenza, a Salernitana-Genoa a Mantova-Genoa, alle gioie poche ed alle sofferenze bastarde, atroci e tante e, inutile negarlo, con l'emozione è arrivato il magone.
Per una volta è bastato esserci, grazie Genoa.

Per la cronaca: inter-genoa 4-1.