mercoledì 30 aprile 2008

se una notte d'inverno un viaggiatore (I.Calvino)


Quest'opera di Calvino è un romanzo surreale incentrato sulla ricerca del significato della lettura e sul rapporto tra lettore e libro. Il Lettore è in prima persona il protagonista della storia (spesso l'autore infatti gli si riferisce con il tu) che lo porta, attraverso la lettura del primo capitolo di 10 romanzi differenti, ad innamorarsi e ad indagare su una presunta rete di falsari intenta a mischiare, confondere e cancellare il contenuto dei libri.
C'è sempre un fatto, un impedimento, che blocca lo scorrere della lettura dopo poche pagine e costringe il lettore (inteso sia come protagonista sia come colui che materialmente legge il libro) a passare da un argomento ed un contesto ad un altro sempre differente quasi come si aggirasse in uno dei fantastici giardini raccontati nelle storie delle mille e una notte.
Dalle pagine del libro emergono personaggi ideali che vengono piano piano a svelarsi abbandonando sempre più il loro aspetto reale per abbracciarne uno decisamente allegorico legato ai differenti aspetti del rapporto tra libro e lettore.
Nel gioco retorico mai stupido di questo libro e facile cadere vittima della fascinazione metrica che sotto di esso traspare quasi ci si confronti con un racconto di Borges.
L'ho letto con iniziale presunzione e distacco e mi sono progressivamente dovuto ricredere, una lettura però forse non per tutti.

lunedì 28 aprile 2008

un banale incidente (R.Lerici)


Spettacolo bifronte sul teatro ma soprattutto sull'attore e sui suoi fantasmi. La prima parte racconta di un attore cinico e distratto che ha una scuola di teatro con una sola iscritta. L'azione è abbastanza briosa e vengono analizzati e ridicolizzati alcuni tipici clichè del mondo teatrale.
La seconda parte dello spettacolo è invece drammatica e dedicata all'interiorità. Consiste in un poco comprensibile viaggio onirico-sentimentale-sessuale alla ricerca dell'animo del protagonista. Questa fase risulta piuttosto lenta ed invero un po' sganciata dalla prima.
In definitiva ci si trova di fronte ad un tentativo di analisi della figura del teatrante visto non solo come maschera ma soprattutto come sostanza mutevole che si plasma nei personaggi che interpreta.
Semplice ma carina la scenografia (che rappresenta un dietro le quinte un po' disordinato) e buona la prova degli attori, forse un po' troppo marcata nella fase drammatica.

mercoledì 23 aprile 2008

trasferta a Siena..


Che dire, le trasferte al seguito di una squadra di calcio dovrebbero essere sempre così: serene, felici e tranquille. Se poi a ciò si riesce pure ad aggiungere una buona compagnia, un bel giorno di sole, un buon pasto e la vittoria allora si raggiunge il massimo.
Che altro aggiungere? Siena è bellissima anche se lo stadio è un po' ridicolo così infossato in un avvallamento del terreno che non lo vedi neanche a dieci metri di distanza.
Se vi va di dare un'occhiata alle foto cliccate qui.

Ps.: non c'entra molto ma questo è il 100° post del blog.

lunedì 21 aprile 2008

memorie dal sottosuolo (F. Dostoevskij)


L'opera è una trasposizione parziale del testo russo arricchita di riferimenti Kafkiani in cui viene tracciato un manifesto decadente ed anti-illuminista dell'umanità non già definibile come virtuosa e razionale ma bensì vile e viscerale. Tale tesi viene portata avanti attraverso la metaforica progressiva trasfigurazione del protagonista in un'orribile scarafaggio.
La trama ci mostra il protagonista alla prese con un goffo e truffaldino tentativo di disorientamento nei confronti di una puttana e vittima delle sue smanie e manie.
La scenografia è semplice ma efficace, il lato sinistro rappresenta l'appartamento del protagonista, quello destro la stanza da letto in cui esercita la professionista. Dietro e davanti due cumuli di realistica neve finta forniscono lo sfondo per i monologhi e per i brevi 'esterni'.
Ottima la prova di Lavia, che davvero da tutto se stesso al protagonista. Unica nota negativa i monologhi un po' troppo lenti e relativamente incisivi rispetto alle fasi dialettiche.

lunedì 14 aprile 2008

i vandali dello spazio (J.Vance)


Dopo tanto tempo finalmente un libro di fantascienza che è pura evasione. Niente psicologia ne fredda ironia e nemmeno pretese sociologiche, questo racconto di Vance è radicato nel genere avventuroso con sfumature thriller.
Ambientato in un futuro dotato di un immaginario un po' datato (cioè un futuro dove si vive su venere ma si usano ancora le radio a valvola) la storia si svolge principalmente in un claustrofobico osservatorio spaziale piazzato sulla luna.
Al centro delle vicende un giovane ragazzo, Dick, figlio del responsabile dell'osservatorio che si dimostra molto in gamba (forse veramente un po' troppo per i suoi 15 anni) e si mette ad indagare sul misterioso Basilisco, un pericolosissimo pirata spaziale che minaccia la sicurezza dell'intera umanità.
La narrazione è molto avvincente e ottimamente ritmata ed il flavour thriller dato alla vicenda col protagonista che vaga per cunicoli lunari all'interno di uno scafandro con l'ossigeno che diminuisce ed i nemici alle calcagna arricchisce il divertimento.
Leggerlo mi ha trasportato al gusto che avevano i racconti di fantascienza della mia infanzia prima dell'avvento della rete e dell'effetto cyberpunk.

venerdì 11 aprile 2008

il dubbio (J. P. Shanley)..


Quanto è forte il tarlo del dubbio e quanto dirompente può esso diventare quando associato alla mancanza di fiducia ed al preconcetto. L'autore dello spettacolo ci porta a ragionare su queste tematiche sfruttando la storia di un presunto abuso sessuale da parte di un prete nei confronti di un giovane studente di colore.
La madre superiora a capo dell'istituto non vuole credere alle spiegazioni del prelato ed insiste a cercare conferme al suo dubbio e così facendo arriva perfino a mentire. A nulla valgono le spiegazione e le suppliche anche da parte di un'altra suora; la superiora resta ferma sulle sue posizioni fino a trarne le estreme conseguenze (riferendo il presunto accaduto alla famiglia del ragazzo ed al monsignore superiore del prete).
La rappresentazione gode di una produzione di gran pregio, con Sergio Castellitto in cabina di regia e Stefano Accorsi nel ruoto del prete. Gli attori sono tutti bravi ed ispirati (specie le due suore) e sostenuti da un pubblico forse un po' troppo partigiano (taluni applausi sembravano quasi teleguidati da una claque di fan del pur bravo Accorsi).
La scenografia è semplice ma efficace con semplici arredi e dei teloni rigidi con configurazioni multiple sullo sfondo a costituire ora una parete ora il fondo di una chiesa ora una palestra. Interessante nota è costituita dalle musiche che accompagnano le transizioni di scena e che citano Dylan a manetta e credo siano lì per contestualizzare storicamente il periodo in cui si svolge la vicenda.
In definitiva spettacolo ottimo anche se forse un pelo lento in alcune parti ed ottimi attori.

vigili o addormentati..



Non ho mai avuto una particolare antipatia per i vigili, neanche quando mi sono ritrovato multato ho avuto da ridire nei loro confronti (purtroppo ho un senso civico superiore alla media che per altro è immagino pari quasi a zero). Purtroppo recentemente la mia stima nei loro confronti sta precipitando.
Il 90% delle volte che incrocio un vigile esso sta parlando, quasi sempre con un collega (in due coprono lo stesso tratto stradale di uno ma possono distrarsi molto di più) o se da solo con qualche vecchietto del quartiere.
Se anche succede il finimondo il vigile non interrompe la sua conversazione, al limite guarda con apprensione e fiducia l'ingorgo che si gonfia e si sgonfia, deve essere penso una questione di etica comportamentale (una volta che rivolgono la loro attenzione a qualcosa sono solo per quella).
Vi porgo un paio di esempi:

1) Fiera primavera: Sottolineo che chi ha disegnato il parcheggio per le moto era incapace di intendere o in mala fede. Nonostante nel raggio di 100 metri stazionino 4/5 vigili nessuno si prende la briga di indirizzare le moto da una parte ed i pedoni dall'altra causando l'impossibilità di entrare ed uscire dal parcheggio. E dire che fare 5 passi e dare un occhio non sarebbe una gran fatica. Ma no, è molto + importante piazzarsi nei pressi della rotonda in 2 e guardare le macchine che passano (perchè di svincoli vicino a dove si mettono loro non ce ne sono neanche).
2) Via Isonzo: Alla mattina è un disastro. Vuoi perchè a genova non si può mai girare a sinistra nelle arterie principali, vuoi per i bambini ed i negozi l'incrocio con corso europa è una vera giungla. Sul posto è fisso un vigile. Porca eva in più di un anno non l'ho visto muovere un passo dalla sua fottuta mattonella. Il tutto mentre gente fa inversione bloccando l'incrocio, altra si mette di traverso e molti suonano il clacson.

Capisco che è un mestiere usurante ma ogni tanto vorrei controllare che si usurassero anche le loro suole.

lunedì 7 aprile 2008

la sottile ebrezza dell'essere scorbutici..


Chi mi conosce sa che sono tra le persone più accomodanti dell'universo. Ieri finalmente ho esercitato un po' di antipatia e maleducazione e devo dire che è stato molto soddisfacente.

L'episodio si è svolto in fiera a genova dove si sta svolgendo la Primavera. Vengo avvicinato da una ragazza giovane ed anche abbastanza caruccia che mi porge un volantino:
- "Posso lasciarti un volantino?"
Rispondo con uno sguardo vuoto ed un po' sprezzante, raccatto il volantino e giro la testa.
- "Posso spiegarti di che si tratta?" dice la tipa mentre mi cammina a fianco.
Mi giro visibilmente infastidito ma lei incalza:
- "Si tratta di un corso per imparare a memorizzare velocemente"
Provo a gelarla con un:
- "Ho una memoria più che soddisfacente, non ho davvero problemi a memorizzare, sai sono un ingegnere" (ingegnere ben calcato per marcare che le parlo dall'alto in basso).
Lei tenta la carta della disperazione:
- "Ti interessa vedere una dimostrazione di 5 minuti, hai 5 minuti di tempo?"
Ma io chiudo il punto con un soddisfatto:
- "Sai, non è che non ho tempo.. E' che non ne ho proprio voglia".

Ecco ora magari voi direte "sai che impresa", ecco invece per me è stato veramente una soddisfazione.

la caffettiera del masochista (D.A. Norman)


Ossia: la psicopatologia degli oggetti quotidiani.

Questo libro tratta di design ed ergonomia in modo semplice divertente ed accattivante. L'unico neo è che molti degli esempi si riferiscono a situazioni un po' datate ma ci si può davvero passare sopra.
L'autore parte da una serie di esempi di cattivo design per mettere in luce quale sia il processo dell'agire umano e come il design debba tenere conto di esso per evitare di creare situazioni frustranti o favorevoli all'errore.
Uno spunto interessante è quello relativo al concetto di sapere diffuso per cui a seconda di come è progettato uno strumento, le nozioni per utilizzarlo possono essere all'interno del cervello di chi lo usa o nell'oggetto stesso (se progettato con vincoli funzionali, mapping intuitivi o standard).
La morale che si evince da questo testo è che il progettista deve guardare all'oggetto del suo lavoro anche e soprattutto dal punto di vista di chi lo usa (eventualmente affidandosi ad esperti o tramite un processo di design incrementale con forti feedback degli utilizzatori) tenendo ben a mente due importanti regole:
  1. Rendere chiaro come compiere le azioni (ridurre il gap tra intenzione e azione)
  2. Rendere chiaro come l'azione ha modificato lo stato (ridurre il gap tra percezione e valutazione)
Solo tenendo a mente semplicità e chiarezza dei feedback si possono creare strumenti resistenti all'errore che non è già un difetto ma è frutto del diverso modo di procedere che hanno le macchine e la mente umana.

martedì 1 aprile 2008

from reality to virtual and back..


Siamo ormai giunti ad un passo dalla rivoluzione della pervasività. L'accesso alla rete sta per divenire veramente diffuso (Wi-max, umts ecc) e pervasivo. Non manca molto a quando potremo essere realmente always on con dispositivi mobili con capacità simili a quelle dei nostri pc, dotati di applicazioni di pari livello per l'accesso ai contenuti di rete. Anzi alcuni di noi godono già di questi servizi.
Ma sarà questa una vera rivoluzione? E' davvero così avanti poter bloggare dall'autobus o leggere repubblica.it allo stadio in attesa della partita?
Secondo me si, è una vera rivoluzione ma al momento ne sottointende e offusca una ancora maggiore su cui forse non ci si è ancora soffermati troppo, lo sconvolgente ribaltamento del paradigma internet dalla direzione realtà verso virtualità a quella opposta.
La vera rivoluzione sarà infatti, secondo me, quando i contenuti della rete si caleranno nel mondo reale in modo automatico fornendoci informazioni ed accessibilità su quello che realmente ci circonda senza bisogno di fare ricerche su google o wikipedia.
Insomma la vera rivoluzione sarà quando la rete si fonderà con la realtà e non solo le persone o le basi di dati forniranno i contenuti ma anche gli oggetti costitutivi della realtà. Quali saranno le tecnologie vettore di questa rivoluzione futura non sono ancora in grado di dirlo certo molto dovrà essere fatto nella direzione di rendere il concetto di realtime interaction molto più reale.