lunedì 7 aprile 2008

la caffettiera del masochista (D.A. Norman)


Ossia: la psicopatologia degli oggetti quotidiani.

Questo libro tratta di design ed ergonomia in modo semplice divertente ed accattivante. L'unico neo è che molti degli esempi si riferiscono a situazioni un po' datate ma ci si può davvero passare sopra.
L'autore parte da una serie di esempi di cattivo design per mettere in luce quale sia il processo dell'agire umano e come il design debba tenere conto di esso per evitare di creare situazioni frustranti o favorevoli all'errore.
Uno spunto interessante è quello relativo al concetto di sapere diffuso per cui a seconda di come è progettato uno strumento, le nozioni per utilizzarlo possono essere all'interno del cervello di chi lo usa o nell'oggetto stesso (se progettato con vincoli funzionali, mapping intuitivi o standard).
La morale che si evince da questo testo è che il progettista deve guardare all'oggetto del suo lavoro anche e soprattutto dal punto di vista di chi lo usa (eventualmente affidandosi ad esperti o tramite un processo di design incrementale con forti feedback degli utilizzatori) tenendo ben a mente due importanti regole:
  1. Rendere chiaro come compiere le azioni (ridurre il gap tra intenzione e azione)
  2. Rendere chiaro come l'azione ha modificato lo stato (ridurre il gap tra percezione e valutazione)
Solo tenendo a mente semplicità e chiarezza dei feedback si possono creare strumenti resistenti all'errore che non è già un difetto ma è frutto del diverso modo di procedere che hanno le macchine e la mente umana.

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