venerdì 8 agosto 2008

a noi vivi (R.Heinlein)...


Una mappa geografica che non contempli la terra di Utopia non è degna di alcun interesse.

Così diceva (approx) il grande Oscar Wilde e così doveva pensare Heinlein quando ha scritto questo libro, il suo primo romanzo ad essere stato scritto ed anche l'ultimo ad essere stato pubblicato.
La storia è piuttosto banale, un giovane pilota della marina americana rimane vittima di un pauroso incidente stradale nel 1939 e si risveglia nel 2089 ben 160 anni dopo la sua apparente morte.
In realtà la trama è solo un canovaccio per giustificare la smania dell'autore di cimentarsi in un saggio di sociologia ponendo l'accento sulle tendenze e sulle ipocrisie del 1939 (che è l'anno in cui il romanzo è stato scritto) e mettendole a confronto con una società utopica e sociologicamente (direi quasi psicologicamente) matura.
Il bello di Heinlein è che non si fa problemi ad essere ne politicamente scorretto ne spregiudicato (come quando profetizza una nudità casalinga diffusa) ne fantasioso, in queste pagine si intravede già l'autore di straniero in terra straniera.
Riguardo al modello sociale proposto si può dire che l'autore non è stato un buon profeta (almeno ad oggi che siamo a metà del guado) ma non si sa mai. Neo del libro è l'estenuante minuzia con cui viene affrontato lo studio del modello economico del 2086 che a chi non è appassionato di macroeconomia non può non venire a noia.
In definitiva consigliabile più per approfondire la conoscenza dell'autore che per meriti intrinseci.

Nessun commento: