lunedì 24 novembre 2008

peccato che sia una sgualdrina (J.Ford)


A dispetto del titolo, questa opera è una tragedia e pure in costume. Certo è una tragedia con spunti comici e non una tragedia lirica, però alla fin fine è una tragedia ed i protagonisti finiscono quasi tutti morti.
Al centro delle vicende è l'incesto consumato tra i giovani fratelli Giovanni e Annabella. L'autore si uniforma alla morale e condanna tale atto liberale ma contrario alla natura e fa si che la felicità fugga dalle mani dei giovani protagonisti in poco tempo.
Certo c'è spazio in fondo per una piccola consolazione per l'indemoniato Giovanni, quella di essere egli stesso di suo pugno responsabile della morte della amata sorella.
Il dramma si pone come obbiettivo quello di mettere all'indice la corruzione morale e mostrare come alla fine da essa non si ricavi mai niente.
Scenografia semplice ma efficace costituita da due superfici riflettenti simili a specchi, una verticale, spezzata a metà a formare un balcone ed una orizzontale calpestata dagli attori. In questo modo le immagini vengono spesso riflesse da varie angolazioni invitando con una semplice metafora gli spettatori a sentirsi parte in causa di questa umanità peccatrice.
Ottima la prova degli attori che si destreggiano con facilità su un testo non complicato ed abbastanza lineare senza eccessive forzature.

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